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Depressione malattia più diffusa: un milione di suicidi l'anno

Depressione malattia più diffusa: un milione di suicidi l'anno

27 gennaio 2016 - Ogni anno circa un milione di persone si toglie la vita a causa della depressione, la malattia più diffusa al mondo secondo i numeri dell’Organizzazione mondiale della sanità. A curarsi però sono in pochi nonostante, nel solo 2015, abbia interessato oltre 350 milioni di persone. I dati arrivano dalla Conferenza internazionale dal titolo "Depression: State of the Art 2016" organizzata presso la Città del Vaticano. Una malattia dalle infinite facce: si parla di depressione endogena, reattiva, atipica, con base stagionale, distimia e melanconia sino alla forme emergenti segnalate in Giappone che sembrano individuare una 'depressione moderna' tipica della popolazione giovanile, segnalata già dal 2000 e in attesa di un riconoscimento da parte della comunità scientifica. Circa due terzi dei pazienti non sono consapevoli di avere un disturbo trattabile e quindi non cercano aiuto e non ricevono alcuna cura con il rischio di fare il proprio ingresso nella spirale della cronicità. Il problema è che i segni delle forme lievi e moderate possono essere sfumati, graduali, non immediatamente riconoscibili se non da un medico esperto. Lievi flessioni dell’umore, irritabilità, perdita del piacere di fare le cose, disturbi del sonno e dell’appetito, della memoria e dell’attenzione. Una condizione che porta con se anche disturbi somatici: mal di testa, fatica, disturbi digestivi i più frequenti. Sino a vere malattie. A rischio depressione, in particolare, gli anziani per i quali, troppo spesso, viene considerata una condizione 'normale'. Ma anche se per gli over 65 sono più frequenti perdite, lutti e cambiamenti di status sociale, la depressione non è una condizione inevitabile. Il 15% degli anziani mostra sintomi depressivi di varia entità e quelli con un disturbo 'maggiore' arrivano al 3% della popolazione. Una condizione che, più dei giovani, si lega purtroppo ad altre patologia quali infarto, malattie coronariche, cancro, ma anche una caduta verticale verso le forme di demenza, come l’Alzheimer e la malattia di Parkinson. Eppure succede ancora troppo spesso che una flessione dell’umore prolungata negli anziani non venga rilevata, ma associata a quel decadimento mentale che si considera - a torto - fisiologico. Valutazione complicata da alcuni segni cognitivi della depressione delle persone più adulte che vede una compromissione di memoria, concentrazione e attenzione e che possono essere efficacemente trattati da terapie ad hoc, anche per evitare situazioni di ricovero, lungo degenza e mortalità precoce dovute proprio al mancato trattamento. Gli anziani infatti si tolgono la vita in misura doppia rispetto ai pazienti giovani.


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