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Botulino. Allarme Sitox: in Italia 20-30 casi di intossicazione ogni anno

Botulino. Allarme Sitox: in Italia 20-30 casi di intossicazione ogni anno

17 marzo 2015 - Il botulino è un killer invisibile e pericoloso che nella maggior parte dei casi si nasconde nei frigo e nelle dispense di casa nostra, annidato in alimenti non correttamente preparati o conservati. In Italia il batterio provoca ogni anno dai 20 ai 30 nuovi casi di intossicazione. Una patologia rara e a volte letale, spesso difficile da diagnosticare perché i sintomi (spossatezza, disturbi gastrointestinali, difficoltà a deglutire, disturbi oculari, fino alla paralisi) possono essere associati ad altre malattie di natura neurologica o infettiva. L'allarme è stato lanciato dal 17.mo congresso nazionale della Società Italiana di Tossicologia (Sitox) che, fino a venerdì, ospita a Milano i massimi esperti in ambito tossicologico per fare il punto sui nuovi fattori di rischio e sull'evoluzione della ricerca in questo campo. Un recente studio condotto dal Centro Antiveleni di Pavia-Centro Nazionale di informazione Tossicologica, rivela che nel 93% dei casi di intossicazione il cibo incriminato risulta prodotto a domicilio. Il 77% riguarda l'ingestione di alimenti di origine vegetale, il 16% di pesce sotto olio e il 6,9% di preparazioni a base di carne, mentre quasi il 5% riguarda il consumo di alimenti di derivazione industriale. All'arrivo in pronto soccorso il sintomo più comune è la disfagia (55,1%) seguita dai sintomi oculari. Inizialmente, infatti, la paralisi colpisce bilateralmente i nervi deputati alla motilità oculare. I disturbi neurologici possono poi progredire interessando dapprima la deglutizione e l'articolazione della parola (disfagia, disartria) e, nei casi più gravi, la muscolatura degli arti e la respirazione. Costipazione, difficoltà di suzione, pianto flebile, alterazione dell'espressione del volto e letargia rappresentano i campanelli d'allarme del botulismo infantile. Inoltre, alcune condizioni quali l'alterazione della flora intestinale, l'esposizione ad ambienti particolarmente polverosi o il consumo di miele rappresentano i fattori di rischio.



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